La nostra storia - Ambiente2000

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La nostra storia

Chi siamo

La nostra storia inizia a San Canzian d’Isonzo (Gorizia) nell’ottobre del 1986.
All’inizio eravamo un’ associazione senza scopi di lucro ma non registrata tra le Onlus; ora , da maggio 2016, abbiamo avuto il riconoscimento da parte della Regione Friuli Venezia Giulia dello status di Onlus con il n° 1150.
Fin dall’inizio lo scopo dell’associazione è stato quello di sensibilizzare l’opinione pubblica sui vari problemi riguardanti la tutela ambientale, intesa sia come patrimonio paesaggistico, che come salvaguardia da fenomeni di degrado idrogeologico, fenomeni d’inquinamento in generale e come stimolo all’applicazione delle leggi vigenti, a promuoverne di nuove, per conservare un habitat il più possibile naturale e difenderlo dalle tante minacce.
Il nostro impegno non si esaurisce solo nel considerare i problemi locali, ma ogni occasione è quella giusta per diffondere il messaggio della tutela dell’ambiente in senso più ampio. Non dobbiamo dimenticare che flora e fauna fanno parte del nostro stesso mondo biologico e che la scomparsa di foreste, zone umide, barriere coralline e di altri ecosistemi costituisce la più grave minaccia che possiamo procurare al pianeta ed a noi stessi.
La biodiversità è un sistema planetario. Tutto ciò che facciamo influisce su di essa. E' l'assicurazione sulla vita del nostro pianeta e perciò tutelarla e conservarla deve essere il nostro compito, perseguito con determinazione e senza limiti poiché costituisce un patrimonio universale e perché il pianeta è l’unica casa che abbiamo.



I nostri programmi

Tra i primi problemi affrontati c’è stato quello della nascita del “Parco dell’Isonzo”, che a suo tempo causò notevoli polemiche sulla sua realizzazione e proprio per tutelare un patrimonio così importante come il Fiume Isonzo, abbiamo girato dei filmati e scattato foto sul suo corso, dalla sorgente ( in territorio sloveno ) fino alle foci, alla laguna di Grado; per avere una testimonianza della situazione di allora e di quella attuale in termini di disboscamento e di alterazione paesaggistica.

• Per l’Isonzo ci stiamo battendo ancora, soprattutto dopo i vari problemi sollevati dalle recenti siccità. Abbiamo partecipato al workshop del “Laboratorio Isonzo” gestito dall’Autorità di Bacino e dalla Regione F.V.G. in cui si sono sviluppati tutti quei temi che direttamente o indirettamente coinvolgono l’Isonzo e il problema dell’acqua più in generale.
Inoltre, insieme ad altre associazioni ambientaliste, anche della vicina Slovenia, collaboriamo al progetto “Salviamo l’Isonzo”.

• Sempre legato all’ambiente del fiume stiamo raccogliendo testimonianze sulle vecchie attività dell’uomo svolte lungo il suo corso. La “piccola storia” della quotidianità delle sue genti, per non dimenticare quanto la cultura e le tradizioni popolari siano importanti anche nel presente e soprattutto per il futuro.

• Nel 2004 e per alcuni anni, le nostre battaglie si sono concentrate sul notevole traffico di mezzi pesanti che transitavano sulla Strada Statale 55 (del Vallone), che percorre il Carso da Duino a Gorizia. Il traffico era così intenso (500 camion al giorno) che la pericolosità, il rumore e le polveri avevano fatto sì che la popolazione si rivolgesse a noi per cercare di elaborare delle strategie, delle azioni di lotta, per coinvolgere le istituzioni sulle grave situazione venutasi a creare.

• Contemporaneamente al problema del traffico ci siamo concentrati anche sull’attività estrattiva della Cava di Devetachi, nel comune di Doberdò del Lago (GO), sia per quanto riguardava il grave pregiudizio ambientale provocato dall’ampliamento dell’attività, sia in termini di alterazione irreversibile di un’area di elevato valore naturalistico e sotto protezione SIC ( Sito d’importanza Comunitaria ) e ZPS (Zona di Protezione Speciale).

• Ci siamo occupati del progetto presentato dalla Provincia di Gorizia “ Carso 2014+ “ che prevedeva tutta una serie d’interventi di ripristino ma soprattutto di creazione di strutture architettoniche e di architettura del paesaggio della zona carsica goriziana, nell’ottica delle celebrazioni del Centenario dello scoppio della prima guerra Mondiale.
In tal senso il nostro impegno ci ha visti e ci vede attivi nella salvaguardia di un così particolare e delicato ambiente, non solo sotto l’aspetto florofaunistico e geologico ma anche per il valore paesaggistico e storico-culturale che questo rappresenta. Inoltre, non da trascurare in questo insieme di “insidie”, quello della forte antropizzazione dovuta alle varie attività agricolo-turistiche non sostenibili che potrebbero causare irreversibili alterazioni.

• Non ultimi né meno importanti, i tanti problemi che vedono il Lago di Doberdò indifeso nelle mani dell’uomo ci stanno impegnando su più fronti; sia per quanto riguarda la sua tutela che il rilancio delle sue peculiarità e della ricchezza di biodiversità di un così raro habitat.
Questo eccezionale esempio di lago-stagno carsico, tra i più grandi in Europa, sta vivendo, almeno dagli Anni Sessanta una situazione di degrado e abbandono ed è sempre più minacciato dall’invasione di canne di palude e specie vegetali non autoctone estremamente aggressive portandolo al soffocamento. Su questo tema, interessante è stato il convegno all’interno della mostra “Isonzo e Oltre” tenutosi a Begliano (San Canian d’Isonzo) il 18 settembre 2015, in cui, con l’ausilio delle riprese effettuate con un drone per l’Università degli Studi di Trieste, i relatori hanno potuto illustrare le varie criticità che negli anni si sono sempre più evidenziate.

 
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