Carso - Ambiente2000

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Carso

CARSO

Il Carso Isontino di cui parliamo, quello in provincia di Gorizia, è una realtà molto piccola ma ricca di storia, seppur limitata alla Prima Guerra Mondiale, ma tra le componenti storico-culturali vanno comprese anche quelle dell’architettura rurale e di quanto rimane dei borghi medievali e dello sviluppo economico della zona.
Però il Carso è soprattutto natura; una natura ricca di biodiversità, di elementi geologici e floristici che ne caratterizzano il paesaggio e di una fauna varia che lo arricchisce.

Ma osserviamo il Carso nel suo aspetto strutturale. E’ la risultanza di un insieme di fenomeni che determinano un processo di lenta erosione delle rocce da parte dell’acqua, sia sui versanti superficiali che nelle zone sotterranee (carsismo). Il termine “Carsismo” deriva dalla parola slava "kras" o "krs“, cioè roccia, pietra, e da qui il termine “Carso”.
In particolare, il fenomeno è dovuto all'azione chimica corrosiva esercitata nel tempo sulla roccia solubile, dall'anidride carbonica presente nella pioggia.
L'anidride carbonica trasforma il carbonato di calcio contenuto nella roccia, in carbonato acido (bicarbonato) che, essendo solubile, viene lentamente asportato dall' acqua piovana. Così sulle rocce si vengono a creare scanalature, inghiottitoi, campi solcati e vaschette di corrosione e fori di  dissoluzione che rappresentano alcune delle formazioni tipiche del Carso di superficie.
Penetrando nel sottosuolo, attraverso rocce fessurate ed allargate, le acque meteoriche col tempo, danno luogo alla morfologia carsica ipogea, creando cunicoli, grotte, abissi, canali, gronde e valli spesso percorse da fiumi.
Nelle grotte possiamo notare le concrezioni che si formano per la rideposizione del carbonato di calcio disciolto in superficie da parte dell’acqua piovana. Queste concrezioni sono le stalattiti, le stalagmiti, le colonne, le cortine e molte altre.
Le zone carsiche sono inconfondibili, perché l'acqua agisce sempre con particolare intensità sulla loro superficie, creando dei paesaggi caratteristici. Le forme sono sempre aguzze ed aspre, quasi sempre aride perché l'acqua tende a scomparire nelle numerose fessure ed a riversarsi nei condotti sotterranei.
Il paesaggio è caratterizzato anche da grossi accumuli di ghiaioni e pietrame ai piedi delle pareti e lungo i pendii: questa intensa frammentazione del calcare è causata da agenti meteorologici come l'alternanza del calore diurno e del freddo notturno, o in tempi più lunghi, dall'alternarsi del caldo estivo e delle gelate invernali, dove il ghiaccio, aumentando di volume, allarga progressivamente le fessure nelle rocce fino a frantumarle.
Queste zone rocciose e scarse di vegetazione, assumono particolare suggestione nel periodo autunnale quando il giallo e il verde, propri della vegetazione del periodo, si mescolano al rosso vivo degli arbusti del sommacco, creando tavolozze cromatiche di rara bellezza ed il contrasto tra la roccia e la ricchezza di specie vegetali e animali fanno sì che il Carso sia un territorio singolare ed affascinante non solo in superficie ma anche nella sua parte sotterranea per il rilevante interesse speleologico che la sua morfologia ipogea rappresenta.
Una così particolare struttura lo rende estremamente vulnerabile anche se non eccessivamente antropizzato e perciò meno ferito dalla presenza dell’uomo, non lo si può considerare non a rischio. Anche un territorio come quello del Carso non è certo immune dall’inquinamento o dalla mancanza di rispetto ambientale. Infatti, sempre più, gli interessi commerciali di vario tipo, le varie necessità che gli Amministratori pubblici avanzano, il turismo “mordi e fuggi”, rischiano di causare problemi gravi sia all’aspetto paesaggistico che all’habitat di tanti animali e piante.
Proprio per questo, per mantenere un ambiente così unico, per non banalizzarne l’anima, ci battiamo da anni per la sua tutela e per mettere in risalto le sue peculiarità.

CARSO 2014+

Il progetto Carso2014+ nasce nel 2007, dalla volontà della Provincia di Gorizia di riscoprire il Carso come luogo di fusione tra gli elementi del paesaggio e quelli della memoria storica delle zone che furono teatro della Prima Guerra Mondiale.
Il progetto individua tre ambiti : un museo all’aperto sul monte San Michele, una nuova piattaforma belvedere sul lago di Doberdò a Castellazzo e la risistemazione dell’area sopra il Sacrario di Redipuglia.    
Pur trovando interessanti alcune soluzioni proposte, non ci troviamo in sintonia con lo spirito che ha influenzato l’Architetto Bürghi sul totale del progetto.
Secondo noi, è discutibile perché riteniamo non abbia nulla a che vedere con una valorizzazione del paesaggio Carsico e tantomeno con la protezione della flora e della fauna che insieme alla morfologia globale costituita dall’elemento geologico peculiare del Carso e dall’aspetto floristico, costituiscono un habitat caratteristico.
Se il progetto del San Michele e quello di Redipuglia si inseriscono bene in questo particolare ambiente è perché sono indissolubilmente legati alla Grande Guerra ed a quello che ne è derivato dalla cultura della memoria.

L’architetto in questo caso, ha modificato il loro inserimento, arricchendolo con elementi che li valorizzano sia per quanto riguarda l’immagine architettonica sia per quanto riguarda la memoria ed il racconto della guerra e cioè l’aspetto museale vero e proprio.
Se però andiamo oltre e facciamo entrare l’ipotesi progettuale del Castellazzo, come elemento di completamento del paesaggio Carsico, aggiungendoci qualcosa che non gli appartiene, e non esalta la sua bellezza ma la deprime, allora definiamo il progetto globale non accettabile.

Nell’ottica della Convenzione Europea del Paesaggio e di cui riportiamo un estratto, al capitolo 3 dice:”….l’obiettivo principale deve essere pertanto quello di promuovere la consapevolezza della necessità di preservare la qualità e la diversità del paesaggio in quanto patrimonio comune della storia e della cultura europea…” ed è in questo spirito che ci troviamo d’accordo.
Non si può nascondere la trasformazione di un paesaggio etichettandola come “valorizzazione”, perché valorizzare vuol dire accrescerne il valore, attribuirle un valore superiore, ma noi pensiamo che alla natura non serva tutto ciò, il suo valore è integro e degno di rispetto.

LAGO DI DOBERDO'

Il Lago di Doberdò si trova nel comune di Doberdò del Lago in provincia di Gorizia, in corrispondenza della parte terminale del Carso Isontino e mette in luce le acque dell'acquifero carsico.
Inserito in un eccezionale ambiente carsico, caratterizzato dalla presenza di una serie di risorgive-inghiottitoi, rappresenta un paesaggio unico di chiara impronta carsica, un ecosistema ricco di biodiversità e splendido in tutte le stagioni.
Rientra nella Riserva Naturale Regionale dei “Laghi di Doberdò e Pietrarossa” ed è stato dichiarato SIC ( Sito d’Interesse Comunitario), ZPS (Zona di Protezione Speciale) e parzialmente Zona Umida.
Occupa il fondo di un polje (forme carsiche molto grandi che raggiungono estensioni anche di parecchi chilometri. Si tratta di conche spesso allungate, caratterizzate da un fondo piano orizzontale e da versanti relativamente ripidi (circa 30°) di regola tappezzati e resi impermeabili da "terra rossa". Privo di fiumi immissari ed emissari la sua l'alimentazione è praticamente legata alle oscillazioni della falda carsica ipogea in relazione alle precipitazioni. La superficie dello specchio d'acqua può variare da 80 m2 a 400.000 m2 in pochi giorni.
Per quanto riguarda la provenienza dell'acqua, si può affermare che essa sia sicuramente relazionata al sistema idrologico del Carso Isontino, costituito da un reticolo di dreni che affiora in superficie comprendendo, oltre al Lago di Doberdò, anche il vicino Lago di Pietrarossa, la Palude di Sablici e numerose sorgenti puntuali, nonché dei fiumi Isonzo, Timavo e Vipacco.
Il fondo del lago è costituito da una spessa copertura melmosa, prodotta dalla fitta vegetazione a Cannuccia Palustre, seguita da uno strato argilloso che a 4-5 m di profondità viene in contatto con la roccia calcarea. In condizioni di magra (statisticamente in febbraio e luglio), la superficie del lago è posta a circa 3 m s.l.m. ed in condizioni di piena (statisticamente in ottobre e giugno) raggiunge i 5 m, eccezionalmente i 9 m. Le precipitazioni annue nella zona oscillano tra i 1100 ed i 1300 mm.
Il Lago di Doberdò è un chiaro esempio di lago carsico, uno dei pochi in Italia e sicuramente uno dei più grandi a livello internazionale assieme al lago Circonio in Slovenia nonché uno dei pochi laghi-stagno in Europa; ed è per queste sue peculiarità che lo rendono così unico che, preservarlo è un dovere.

Un così fragile ecosistema che in passato e ancor oggi subisce aggressioni di vario tipo non può essere trascurato e lasciato a un suo triste destino d’oblio, ma “curato” soprattutto dall’avanzare selvaggio di una vegetazione non autoctona che ormai lo sta soffocando, non solo nel suo aspetto ma, ancor più grave, nell’esaurimento di quel biotopo eccezionale che distingue queste zone. Ci auspichiamo che l’eventuale interesse per una così importante sito, non porti qualcuno a renderlo il solito parco più o meno smerciato come educativo e ricreativo, ingessato in un ruolo che da protagonista lo relega, invece, a quello di comparsa senza dignità e rispetto.


 
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