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Storia

A colpo d’occhio si nota a Pieris una certa prevalenza di nomi di persone edi luoghi di derivazione slovena, a parte il fatto che il toponimo principale è chiaramente friulano, Pièris (‘pietre’). Anche in documenti pubblicati negli ultimi anni, quando si tratta di questo paese emerge sempre questo lato «composito». Nell’anno 1321 vengono attestati due contadini di Pieris (Gianni: 378) che lavorano la terra di un nobile abitante in un’altra zona del Friuli: Thomasium e Byeliç.
Del primo, un nome cristiano, non si può dir nulla sulla sua identità linguistica: poteva essere di lingua romanza o slava. Del secondo invece siamo certi che fosse sloveno e il particolare vocalismo del nome fa pensare alle tendenze di molti dialetti occidentali, ancora oggi ben presenti.
Su una strada che dal passo sull’Isonzo di Pieris portava verso Monfalcone e a poca distanza troviamo il paese di Begliano, il cui nome possiede attestazioni a cominciare dal sec. XII.10 A Begliano le poche testimonianze medievali, sia onomastiche che toponimiche, vedono una netta prevalenza dell’elemento sloveno: XIV sec. Antonius q. Drusiruai,11 Panger, Stoyna de Begliano, Crisman; XV–XVI sec. Johannes
Besch, Janze filius Marini, Marini de Beyacho, Petrich, Popuz, Schocho, Juanj Strazay, Martin Straçai, Viman. Risultavano così friulani solo i nomi Baraçuti, de Clement e Mathio Sclopeterio. Toponimi: Carlisa, Crugliza, Dolina, Dusiza, Grubia, Grudenz, Gumiliza, Gusa, Marchviza, Melacche, Nograda, Patoch, Pojana, Prosecha, Prosecha scavezzada, Riboliza, Rupa, Vogri. Anche qui pochi friulanismi, Lòbia, Paniài e Strada dei Ciaròdis.12
Il toponimo Begliano a differenza di Pieris resta un caso interessante e controverso, almeno a giudicare dalla posizione di certi studiosi che continuano a ritenerlo un classico prediale romano, da Bellius. Formalmente questa posizione è ineccepibile, dato che il gentilizio o cognomen è attestato in iscrizioni latine (anche Abellius13). Ma chi scrive dopo un periodo di indecisione ora propende decisamente per la soluzione slavistica. Begliano fa il paio in regione con Beano nel circondario di Codroipo, dove ci fu la più forte colonizzazione slavo-alpina o slovena, forse entrambe in due ondate diverse.14 In ambedue le aree dunque i due toponimi, per i quali si registra la stessa dizione friulana Beàn, erano «immersi» in ambienti slavizzati.
Va anche considerato che la coppia Begliano/Beano rappresenta praticamente un unicum in Italia, dove le forme prevalenti si basano piuttosto su Bellus (cfr. Bellano e Bellagio in Lombardia).
È più plausibile l’ipotesi della derivazione da un nome slavo precristiano Beljan/ Beyian/Beyam (con la radice panslava bel- ‘bianco’), attestato già nel XIV secolo a Trieste (Merkù 1996: 453) e presente ancora nell’onomastica slovena (sec. XVI Stephano Begliano a Nimis, Bejan a Faedis15) e friulana del Friuli orientale: il cognome Bean del Monfalconese,16 il nome di casato Beàn a Gemona.17 Significativi risultano pure gli etnici dialettali sloveni di Resiutta, Bijäni, e di Uccea (Resia), Biejani (così nel dialetto sloveno tersko delle Valli del Torre).18
Fuori dalla regione troviamo i cognomi croati Bilan, Bjelanović,19 Belanov in altre regioni slavofone e Bejan nei distretti romeni di Iaşi e Galaţi.20 Si vedano ancora, nel campo toponomastico, il nome dialettale sloveno della località Vellach in Carinzia, Beljani (Kranzmayer 1958: 67), un importante oronimo della Slovacchia, i Beljanske Tatry, i nomi delle città di Bielany in Polonia e di Bijeljani in Erzegovina. Se per quanto riguarda la semantica, il toponimo Begliano/Beàn dovesse celare non tanto descrizioni d’ambiente (‘acque bianche’ ecc.) bensì un antico personale e si ipotizzasse una sua datazione precedente all’anno 800,21 va ricordato che il Bezlaj ebbe a dare alcune indicazioni, per cui al primo posto verrebbero le denominazioni di insediamenti «da nomi personali». Un secondo gruppo sarebbe rappresentato dai dendronimi (es. fiume Sdobba) non alterati con ulteriori composizioni; un terzo gruppo importante sarebbe formato dai toponimi recepiti dagli Slavi dal precedente strato latino e prelatino (Merkù 2001: 706–711).
Quando si argomenta riguardo alla derivazione slava del nome della località Begliano va infine tenuto conto del fatto non certo secondario che l’antica pieve di S. Canziano (con annesso monasteriolo22), da cui Begliano dipendeva, mostra anch’essa una onomastica ed una toponimia bassomedievali in gran parte slovene.23
A sud di Pieris e Begliano si allargava un territorio compreso fra un ramo medievale dell’Isonzo,24 il fiume Sdobba (da un composto slov. iz- + dob ‘quercia’) ed il mare; era infatti chiamato dai friulani Isola.25 Durante il medioevo fu sempre diviso fra i grandi boschi a nord e la palude a sud e fu dalla metà del sec. XII alla fine del sec. XV di proprietà dell’abbazia di Moggio. Almeno da quando, fra gli anni 1136 e 1188, fu donata ai benedettini dai signori di Chiarisacco Werner e la moglie Berta, probabile famiglia di ascendenza arimannica longobarda (Wiesflecker I, 287).
L’Isola non aveva abitati stabili ma era frequentata da boscaioli e pescatori che pagavano un censo agli agenti dell’abate. Finora non erano emersi documenti che riportassero nomi del periodo medievale, antecedente al grande esproprio veneziano della fine del sec. XV. A cominciare dal sec. XVI vi fu un progressivo popolamento con contadini provenienti da varie parti, che rinnovarono quasi del tutto la toponimia.
Da ricerche svolte negli ultimi quattro anni risultano confermati il nome principale sloveno per Isola, Otoch,26 e tre toponimi della vasta selva: *Martiniza, *Stradoniza, e Studens. Le ricostruzioni dipendono dall’esasperante imprecisione della nomenclatura riportata in molti documenti veneziani.27 E sono emersi altri toponimi di questa grande selva isontina chiamata dagli sloveni del Monfalconese *Otok e dai friulani di Fiumicello Isula. Acque come il gurgus nominatus Martin vir (‘gorgo di acqua sorgiva’ detto «di Martin»), Ara de Martin vir seu Martignana (‘canale della sorgente di Martin detto anche Martignana’28), Ara magna Studenshic (‘canale grande degli Studenzi’29), Ara que intrat… appellatur Ulzach (‘canale confluente… detto Ulzach’), Ara de Otoch (‘canale di Otoch’/Isola).30 Da notare i toponimi sloveni Martin vir, *Studencih (‘alle sorgenti’), *Olšah (‘agli ontani’) e Otoch.
Le realtà fisiche e fitonimiche sono oggi inidentificabili perché tutta l’area bassoisontinaè stata sconvolta dal raddrizzamento dell’asta fluviale dell’Isonzo (sec. XIX)31 e dalle grandi bonifiche avvenute negli ultimi due secoli.
Si è già detto che l’importanza di Pieris era determinata dalla presenza del traghetto sul fiume Isonzo, denominato in tutti i documenti medievali Zopum.32 Questa è la forma latinizzata del termine fr. çop (e zàup, zop, zòip, con forme diminutive zòpul e anche zopolèt nel goriziano del XVIII secolo33), indicativo di un natante scavato in un tronco d’albero. Il termine ed il suo uso sono ben testimoniati nella documentazione sinora emersa: 1356 Stoyna de Begliano ultra Ysoncium… pro navicula seu zopo fluminis Ysoncii (STC 15). L’etimo di fr. zop era alquanto controverso ma la discussione si è rinfocolata dopo la pubblicazione di un volume del Volpi Lisjak sulle čupe34 in uso fra i pescatori sloveni della costiera triestina. Secondo quest’autore la voce slovena (limitata al Triestino) non avrebbe alcun rapporto con la friulana bensì con una nota nella Russia settentrionale, sul lago Ladoga. Il russo čupa, čupka, čupocka (con i derivati čupas e čupus) col significato base di ‘legno cavo o vasca-contenitore, serbatoio’ mostra effettivamente una somiglianza formale con l’isolato termine sloveno, ma va considerato che nella regione del Ladoga il sostrato finnico è molto forte e che nel lappone suves, so’ppas, subpas sta per ‘chiglia’. Per cui il termine russo potrebbe continuare benissimo una voce del sostrato finnico.35
In tutta la vastissima area delle lingue slave il semantema ‘piroga, tronco scavato’ si esprime con altre voci, affini alle slovene čôln e drevak/deblak (Snoj 2003: 89–90, 97, 123).36
Nelle regioni adriatiche settentrionali emergono due ipotetici fuochi d’irradiazione, ove un termine base çop/zop-/zaup- vanta attestazioni medievali: uno in Dalmazia (‘barca, ligno vel zaupo’ ad Arbe/Rab nel XVI secolo; Sella 1944: 633). Ed uno in Friuli sui passi dell’Isonzo (1371 de transitu seu Zopo quod est super aqua Isontii affinità sono molto meno sicuri poiché vi concorrono basi simili di valenza semantica differente: Zoppola-Pn (di antica attestazione38), Zupìgnes di Tramonti di Sopra-Pn, Zupigne di Timau-Ud, Zoppè (Bl, Tv) ecc.39
Da notare che in un registro medievale cividalese (Libro degli anniversari del convento di S. Domenico) troviamo un Nicolaus Çuparius per l’anno 1337 (Scalon II, 19: 687): forse era il nome «di mestiere» di persona o famiglia impegnati nella costruzione di queste imbarcazioni arcaiche.
Come abbiamo visto i due centri dove si rintracciano le attestazioni più antiche e semanticamente sicure (‘piroga’)40 sono situati nel basso Friuli orientale e in un’isola della Dalmazia centrale, dove probabilmente si parlava ancora l’antica lingua dalmatica.
Mentre le attestazioni dello sloveno triestino čupa non vanno oltre il sec. XIX, così che si è portati a pensare ad un prestito dall’antico dialetto ladino di Trieste.
Nel friulano con la scomparsa degli ultimi esemplari di piroghe durante il sec. XVIII anche il termine è stato dimenticato.41 Ma il significato base di ‘tronco, ceppo’ lo ritroviamo ancora in alcune voci agrarie e rustiche del Friuli e del Veneto settentrionale ed orientale: fr. ciòp ‘ceppo’ (NP: 1471), fr. zòbare ‘ceppaia… grosso pezzo di legno rinsecchito’, fr. zòpare ‘pezzo grosso tagliato dal ciocco’ (NP: 1676, 1677),42
fr. zupièl ‘sorta di zoccolo’ (NP: 1327), pavano antico zuoppo ‘ceppo’, zopello ‘zoccolo’ (Prati EV: 210; Paccagnella: 894), veneto moderno zopèla/sopèla ‘zoccoletto, ciabatta rustica’.43
Tornando alla base che emerge chiaramente dalle attestazioni più antiche, *zaup-/*zop- e mancando appigli nella lingua latina,44 sembra plausibile l’ipotesi di una voce prelatina.45 Diffusa specialmente nella Venetia orientale e nella vicina Dalmatia, questa voce sarebbe passata al latino provinciale e poi adattata variamente nei continuatori romanzi ed in quelli sloveni adriatici.

NOTE
1 A cominciare dalle incursioni turche, da una crisi demografica e da una forte immigrazione da
Veneto, Lombardia, Istria e Dalmazia; da questi grossi movimenti emerse, come succede spesso,
la necessità di una lingua franca, che nell’Alto Adriatico e in territorio veneziano non poteva non
essere un dialetto a base veneta. Dialetto che in seguito venne denominato con un termine slavo,
bisiàc, che attende ancora una convincente etimologia (P 2005 e 2010).
2 Luogotenente alla Patria del Friuli, b. 32, Processi 1462/1464, c. 100r (ASVe).
3 Il primo è chiaramente un diminutivo di selo, il secondo deriverà da uno slavo *Kosovljane
(di etimo sub iudice), il terzo (nel medioevo sempre Stranzano) viene probabilmente da un
Stran(i)čane ‘coloro che abitano dall’altra parte’ (di un limite giuridico o fisico o di entrambi).
Il quarto è uno dei tanti che alludono allo zoonimo slov. tur ‘uro, bisonte’ come Turjak (Slo),
Turjak (BiH) ecc. Il quinto fa parte della serie che continua l o sloveno *Za-grad-.
4 XII sec. Actum apud Villam, quae dicitur Petra, in prato quodam; XIII sec. in Petris; de Petris;
Pieres; XIV sec. villa de Petrie que in theutonico Steindorf nuncupatur; in Pedris; in Piedris et
in Ariis; Bonnes de Petris... in Pyeris; Piedris 25 foci; XV sec. Pieris oltra Lusinç; Pieris focos
10 (P 2010).
5 L’alveo del fiume ha subito diversi cambiamenti nel corso del medioevo e da una attestazione
trecentesca che parla di Lisoncius vetus sembra di capire che scorresse più ad ovest nel mezzo
del vicino paese di Fiumicello. Tutti i fiumi dell’alto Adriatico si andrebbero spostando progressivamente
verso est, se non fossero stati fermati da canalizzazioni e bonifiche secolari.
6 819 vico sanctorum Cantianorum; XIII sec. de garritu… de ronchis, villa S. Cassiani seu Canciani;
XIV sec. in villa S. Canciani; Sand Cancian bey Lisoncz; XV sec. certos redditos in Sancto
Canciano et Foglano; in villa Sancti Canciani ultra Osontium, 1466–67 S. Cancianus… focos 12
(P 2010).
7 La Muda è un termine storico che indicava i posti «dove si pagava un dazio doganale o locale
sulle merci» (NP: 625).
8 Wir dürfen mit guten Argumenten behaupten, dass der Träger eines slawischen Namens mit
unbedeutenden Ausnahmen auch Slawe war… Dies gilt nicht für die deutschen Personennamen
aus diesen Kontaktzonen. Es kommt kaum vor, dass ein Deutscher [o un latino] einen slawischen
Namen trug, wohl aber dass Slawen deutsche [o nomi latini cristiani e nomi romanzi] Namen
trugen (Kronsteiner 1981: 176).
9 Cfr. a Resia i toponimi Bork, Fasál, Kontovél, Máana, Part, Pišánda, Pláča, Runkát, Sadín,
Šcafaròt, Sjéja, Štrijúnawo (Dapit 1998).
10 1138 de Beliani; 1291 in Beliano ultra Isontium; 1321 Beglano, 1332 de Beglano; 1341 Beliano;
1356 Begliano; 1366 in Belano; 1372 Belano; 1447–1448 de Beyacho; 1460 de Beglyano; 1483
in Beglan oltra Lusins; 1490 in Beglan oltra Isonzo, in Belgian oltra Lusonz; 1494 in Villa Beglani
ultra Jsontium; 1495–1501 villa Begliana (P 2010).
11 Probabilmente si tratta di un nome sloveno mal scritto nel testo originale: forse *Drusivuoi per
un *Družigoi.
12 Tutti i personali e toponimi presentati qui sopra provengono da un lavoro dell’autore (P 2010),
dove viene proposta l’etimologia più plausibile. Qui sono stati ripresi solo per mostrare al lettore
di primo acchito la situazione etno-linguistica probabile della zona. In parte sono stati trascritti da
documenti posteriori al medioevo ma nel Monfalconese è implicito che dopo il sec. XVI nessuno
poteva dare questi nomi a prati e campi, considerata la profonda venetizzazione del distretto.
Anche fra i cognomi dopo tale periodo vi fu un forte ricambio.
13 Ma un Abellius avrebbe avuto un esito diverso nei dialetti romanzi della regione: *Daveàn, 
    *Naveàn.
In Gallia è attestato pure il nomen Bellianus (Pierre-Henri 1923: 25), ma in questo caso bisognerebbe
pensare che un prediale di quelli cosiddetti a grado zero (senza formante), rarissimi,
si sia fissato due volte a non molta distanza l’uno dall’altro.
14 Non serve qui insistere sulla toponomastica slava del Codroipese, già ampiamente studiata 
     (Biauzzo, Glaunicco, Goricizza, Gorizzo, Gradisca, Gradiscutta, Jutizzo, Lonca, Moraulis, Passariano,
Passarizza, Zompicchia). Annotiamo solo una novità, ancora poco conosciuta in Friuli.
Secondo Silvo Torkar i toponimi sloveni della serie Preserje deriverebbero da un *Prě-syr-jane,
(prě come slov. mod. pred ‘davanti a’, syr ‘umidità, bassura erbosa molle’; Torkar 2007: 481–
484). Quattro toponimi friulani, di cui due nei pressi di Codroipo, farebbero parte della serie: Passariano
(1176 Preseriano), Persereano (1166 Presareian), Perserian di Campolongo e Passarizza (*Po-syrica?).
15 Sv. Begliano (SAC 2). Bejan è uno degli antichi nomi di casato dialettali della famiglia Tracogna,
in uso a Canebola/Čeniebola, villaggio slovenofono posto nella parte montana del
Comune di Faedis (Ud). A Verzegnis e a Venzone fra i secoli XVI e XVII vengono attestati
i cognomi Bilianj e Biliano, forse immigrati dalla zona prealpina orientale o dal Canal del
Ferro. Ma questi due ultimi cognomi hanno probabilmente origine diversa da quelli della serie
Begliano.
16 Il cognome Bean del basso Isontino sembra autoctono e indicare in origine «uno originario di
Begliano/Beàn». Diverso è il caso di un cognome Bean del Rovigotto: potrebbe derivare da un
*Belan (che bèla come una pecora, da cui dialettale veneto beàn ‘sciocco’), con lenizione della
liquida. Il cognome Bellan del Rovigotto invece dove la liquida permane nella dizione popolare
(Belàn) potrebbe rappresentare un etnico da qualche località con un nome composto, avendo
come secondo elemento l’aggettivo bello/bèlo (come Borgobello, Montebello e simili). Oppure
trovare origine nelle innumerevoli e ben attestate immigrazioni di elementi dalmati e balcanici
verso le coste italiane, dalla Puglia a Venezia.
17 Soprannome di un ramo dei gemonesi Goi, vecchio cognome locale, secondo lo scrivente
anch’esso di origine slava.
18 Gli abitanti sono conosciuti con questo etnico per la vicinanza del Bíli Putók/Rio Bianco (Dapit
1998: 141).
19 Cfr. anche l’antropotoponimo croato Belanovo Selo (ad ovest di Koprivnica, Hr).
20 È noto come il fondo slavo medievale sia ben presente nella toponomastica e nell’antroponimia
romene, anche in cognomi con formante –an, come Bejan: es. Birsan, Bolozan, Pervan,
Prodan ecc.
21 Nella periodizzazione slavistica il tardo periodo della cosiddetta fase slava-alpina (precedente a
quella slovena).
22 Si trattava di una «comunità impegnata ad accudire un «santuario», piuttosto che... un cenobio
di regola benedettina o... una abbazia vera e propria»; a S. Canziano era conservato il Vangelo di
S. Marco, visitato da pellegrini provenienti da varie regioni dell’impero carolingio ma anche da
lontane regioni slave come la Bulgaria (Toplikar/Tavano 2005).
23 Onomastica: XIV sec. Rodis; Volthas; XV sec. Antonius q. Juvan de Crapina, Anzeli Breganti, 
     Michael Babaz, Blasii Gorsii, Gregorius Cocevar, Johannis Collarich, Cotian, Gregorius Drobench,
Hierman tabernarius, Iorium supanum Thomasii, Janes, Jurius, Jury de grozdio, Justo dicto Cucus,
Lucman rodarius, Male, Michaelis Besech, Puntel Gorse, Stefanum dictum Cos, Simez Sicollino,
Stanchi, Stefanus boscator sclavonus, Voricum quondam Simiç, Zorzi Bosegniach; XVI sec. 
Blanchichio, de Cobalico, Cocus, Jurinet, Primus Norich, Simiz, Stanchich, Voucichio, Zanutichz. 
Toponimi: Babbiza, Bosovizza, Bravizze, Brechi, Clapece, Dobia, Gorischizza, Grode, Gubilinizza,
Gurizzizza, Latoch, Melacha, Novacuz, Pan, Presecha, Suemarisca, Vela, Verbilico, Vinogradi,
Vorich, Voucicoti (P 2010).
24 Ora in gran parte continuato dal canale Isonzato (forma peggiorativa romanza di Isonzo).
25 Dopo l’esproprio veneziano vi fu il passaggio successivo nelle mani di signori veneti, Malipiero,
Morosini (da cui il nome attuale di Isola Morosini) e triestini (Brunner). Altri nomi della zona
furono Pietrarossa (dal nome della pietra confinaria veneziana dipinta di ‘rosso’) e Di là dell’Ara
alludendo al fatto che era situata «di là del fiume Sdobba» (detto nel dialetto veneto moderno del
Monfalconese anche Àra ‘canale’).
26 Luogotenente alla Patria del Friuli, b. 59, Processi 1477–78, fl. ‘1478’, cc. 230–31 (ASVe).
27 Es. Martincha, Martinicha, Mortanizza, Martonizza, Martinuza; Stradonicha; Stuidan, Studens
(b. 273, Ducali 1483–1492, c. 192r & v.; b. 88, Processi ed Investiture, 1489–1490 (ASVe);
Congregazioni Religiose Soppresse, Moggio, ASUd).
28 Martignana potrebbe essere la denominazione friulana della territorio detto altrove Martiniza,
usata forse dalla gente di lionguaggio romanzo, che seppure minoritaria è attestata in zona.
29 Àra è un termine romanzo indicativo di un ‘canale di palude’. Studensi è il nome di località 
     campestri diverse poste a sud di S. Canziano.
30 Luogotenente alla Patria del Friuli, b. 59. Processi 1477–1478, fl ‘1478’, c. 230r >c. 231v.
(ASVe). Il termine àra (‘canale’ in zone paludose), diffuso nelle Basse del Veneto e del Friuli,
deriva dal latino area, che ha avuto un’evoluzione complessa, qui non sintetizzabile.
31 Portato a termine dal governo austriaco a fine ‘800.
32 Erano quattro i passi con traghetto nel basso Isonzo: Fogliano, Cassegliano, Pieris e Isola
(quest’ultimo di importanza solo locale).
33 S’ingiavin fur dal zoc ju zopolèz ‘si ricavano dal ceppo d’albero le piroghe’, nell’Eneide di Virgilio
nella traduzione in friulano goriziano settecentesco del Bosizio (Bosizio: 17, riportato in NP:
1320).
34 In Pleteršnik (1894: 109), čopa.
35 In quell’area erano attestati i gruppi etnici Vepsi e Ciudi, di lingua finnica.
36 La prima voce, panslava, deriva da una nota base indoeuropea ed indicava in origine un ‘tronco
segato, abbattuto; le ultime due voci insistono sul semantema ‘tronco d’albero’, esattamente
come il fr. çop.
37 1356 navicula seu zopo…; 1371 de transitu seu Zopo…; 1393 transitum sive zopum super aqua
Usoncij; XV sec. Zopi (STC 15; di Prampero: 60; Puntin 2010: 199; NP: 1320).
38 1103 Zaupola, 1186 de Zaupolis (Petris 2014: 87). Mancando importanti corsi d’acqua in zona,
secondo il Petris il top. Zoppola (fr. Sòpula) rimanderebbe al fr. ciàup ‘truogolo’ (in origine
ligneo, NP: 142).
39 Zompicchia di Codroipo-Ud (fr. Çupìcje) e Zompitta di Reana-Ud (Çumpìte) potrebbero
continuare un antico personale sloveno Zopic (*Čopik) attestato in carte medievali friulane.
Altri (soprattutto i microtoponimi agrari) si spiegheranno con friulano e panveneto zòpe/
zòpa/sòpa/thòpa ‘zolla’.
40 Nel Veneto l’uso delle piroghe è naturalmemte attestato in fonti medievali, ma la Cronaca Altinate
del sec. XI ha il termine monosolum (< lat. monoxylus) o quello generico di ‘tronco cavo’
(in lignis caveis, in caveis lignorum; Cronaca I: 194).
41 In documenti e scritti dei secoli XVII e XVIII si registrano queste tre forme: zoipo (*zòipo), zopul
(*zòpul) e zopolet (*zopolèt).
42 Probabile evoluzione di un diminutivo *zòpula (< *zòpura), come fr. àlbare (‘pioppo bianco’) da
lat. albula.
43 In origine questi termini potevano aver indicato in alcune zone gli zoccoli arcaici consistenti in
un legno incavato (come le dàlminis carniche). Ma col passare dei secoli e la scomparsa di questo
vecchio tipo di calzatura, ha finito per denominare in molte aree del Veneto anche zoccoli aperti
e piani e addirittura ciabatte rustiche e simili. Dalla calzatura proviene forse anche il cognome
veneto e friulano Zuppel.



 
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